No al terrorismo fondamentalista. Intervento in Consiglio Provinciale

Ciò a cui assistiamo è una gravissima escalation, snodo  sostanziale nel rapporto tra l’Europa e il tema del terrorismo fondamentalista, punto di rottura che molto ricorda di ciò che furono le oltre tremila vittime delle “Twin Towers”: nel passaggio da Al Qaeda a Daesh non cambia la sostanza dei fatti, ci troviamo di fronte ad un inconcepibile e inumano uso della violenza.Il primo approccio è la condanna, il cordoglio verso le famiglie delle vittime, solidarietà per la Città di Parigi e verso le istituzioni francesi.

La prima considerazione è la necessità di chiarezza: ritenere che la religione islamica sia il movente del terrorismo appare riduttivo, visione parziale, che non coglie l’uso totalmente distorto della religione che viene messo in pratica da parte del terrorismo stesso. Daesh ne fa strumento di propaganda utile a dare una sorta di legittimazione ai conflitti in corso nel mondo arabo e al duro confronto per l’egemonia che si collega a questi conflitti.La seconda considerazione vuole richiamare il contesto degli interessi geopolitici  che sottendono a questa situazione conflittuale: è questo il terreno sul quale la comunità internazionale dovrebbe trovare la capacità di lasciare alle spalle gli interessi di parte, distinguendo i conflitti locali dalla rete che oggi li correla saldamente anche agli equilibri multinazionali. In questo senso va affermata la necessità che l’Europa (come voce unica) e la comunità internazionale sappiano costruire una stagione di collaborazione, superando i gravi errori commessi in passato che hanno portato nel tempo anche a legittimare gli stessi fondamentalismi, anteponendo  pace e sicurezza mondiale al controllo degli interessi economici e geopolitici. Non mi esprimo su quale debba essere la modalità di azione: non è questo il luogo per trattare tali argomenti ma è certo che molto potrebbe essere ottenuto senza ricorrere all’impegno militare convenzionale.La terza considerazione riguarda la posizione di alcuni che orienta a sostenere la necessità di costruire spazi recintati e la posizione di chi individua nelle rotte dei migranti un canale di accesso del terrorismo: il rischio evidente è di non vedere ciò che muove i migranti, ovvero la domanda di protezione e accoglienza. Il rischio è di incorrere nell’errore di scambiare le vittime con i carnefici, perdendo di vista il contesto complessivo e perdendo di vista i valori fondativi dell’ideale europeista che, su tutti, è legato alla laicità e alla costruzione di politiche inclusive. A questo si aggiunge la considerazione che le politiche di integrazione costruite nel dopoguerra hanno radicato nei paesi europei comunità di religione e cultura islamica: oggi si corre il rischio di un’interruzione di questo complesso percorso di integrazione, esponendo queste comunità ad un crescente clima di ostilità e diffidenza. Solo un’analisi superficiale può trascurare tutto questo in termini di serio rischio di destabilizzazione socio politica su scala europea.L’ultima considerazione riguarda la nostra sicurezza in quanto cittadini italiani. L’espressione che voglio formulare in conclusione è il grande apprezzamento alle forze dell’ordine, esercito, intelligence, che stanno garantendo al meglio una condizione indispensabile, ovvero consentire che nei fatti non prevalga la paura e non si inneschino passi indietro rispetto ai nostri valori e alla nostra cultura.

Alessandro Zanella
Consigliere provinciale PD

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