Verso il Consorzio di sviluppo economico Isontino. Coinvolgere anche le aree artigianali .

E’ in corso la costituzione del Consorzio di Sviluppo Economico Isontino: un nuovo Ente, derivato dai Consorzi di sviluppo industriale di Monfalcone e di Gorizia,   che avrà competenza territoriale nei cd “agglomerati industriali”. Parallelamente è avviato un percorso tendente a ricomprendere nel nuovo Consozio i servizi logistici che fanno capo a S.D.A.G. E’ del tutto evidente che la LR 3/2015 (Rilancimpresa) ha avviato processi molto virtuosi, che vanno oltre la riorganizzazione delle rete consortile sul territorio regionale. Il disegno che si percepisce nel nostro caso è quello di costruire un polo di grande strategicità: per l’Isontino si tratta indubbiamente del coronamento di  un’aspettativa  esistente da tempo, rispondente ad una visione che vuole trovare le occasioni per una sinergia tra tutte le risorse disponibili per l’attuazione di politiche di sviluppo  economico.

Ciò tanto più nel momento in cui le funzioni dei Consorzi sono destinate a mutare profondamente, assumendo un ruolo decisivo la capacità di essere erogatori di servizi alle imprese e attrattori delle imprese con adeguate politiche di marketing e di sostegno agli insediati.Perché queste considerazioni? Perché partendo da questi spunti ho presentato un’interpellanza al Presidente della Provincia? Che nesso esiste tra tutto questo e la notizia di stampa da cui risulta una battuta d’arresto tecnica nell’avvicinamento di SDAG al nuovo Consorzio? Domande a cui si può dare una risposta guardando alle aree che la legge regionale riserva alla competenza del nuovo Ente: mi riferisco ai cd agglomerati industriali che la legge assimila alle zone industriali di rilevanza regionale (D1). La classificazione agganciata al profilo industriale richiede una riflessione, tanto più in alcune parti del territorio regionale. Pensando all’ Isontino è del tutto evidente che un Consorzio che dovrà occuparsi di sviluppo economico non dovrebbe prescindere dall’integrazione son i servizi logistici, ancorché non ricadenti in zona industriale. E’ altrettanto evidente che il nuovo Consorzio non dovrebbe prescindere dal costruire salde sinergie con le più importanti zone produttive esterne ai perimetri industriali. In alcune parti del territorio le scelte fatte negli anni hanno portato ad importanti nuclei artigianali, ubicati in zona urbanistica D2 o D3, diversi pertanto dalla cd D1, ma caratterizzati da elevata densità degli insediamenti, infrastrutturazione adeguata,  forte correlazione in termini di indotto con poli industriali primari regionali e internazionali,  importanti numeri sul piano occupazionale. L’esempio dei Comuni di Cormons, Gradisca,  Mariano, Romans e Villesse con le loro aree artigianali è più che convincente, ma stante la classificazione in D2 o D3 queste stesse aree si vedono al momento escluse  dal futuro Consorzio isontino: ciò anche se, circa 15 anni fa, quei Comuni maturarono la decisione di aderire al fondo di dotazione del Consorzio di Monfalcone. Ne deriva la necessità di stimolare una riflessione:  ci si chiede se  mantenere come riferimento  la classificazione  legata alle aree industriali D1 sia ancora pienamente rispondente o se non si debba valutare fino in fondo la possibilità di aprire il processo ad uno scenario economico più vasto, aperto anche alle aree artigianali D2 e D3. Mi sono chiesto se il processo di fusione consortile in atto possa in qualche modo tenere conto della situazione descritta e se del caso se vadano promosse eventuali iniziative. Mi sono chiesto se di tale situazione si debba tener conto nel percorso strategico di costruzione delle Unioni territoriali intercomunali. La recente interrogazione portata in Consiglio provinciale non voleva che essere un contributo alla discussione e al confronto, ma ha già raccolto l’adesione e condivisione sul piano politico del Presidente Gherghetta che ha assicurato un impegno diretto attraverso i canali e le competenze a disposizione.

Alessandro Zanella
Consigliere provinciale PD

 

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