Perplessità sulla cabina di regia regionale per la gestione del servizio idrico.

Intervengo in relazione alla proposta di legge regionale n 135 che avvia un  riassetto sostanziale delle modalità di governance pubblica del servizio idrico e del servizio rifiuti. Si tratta di prospettiva condivisibile nel lungo periodo, ma che nell’immediato orienta ad una riflessione. Il caso dell’Isontino è emblematico:  sappiamo bene che il CATO gestisce il servizio idrico integrato, con affidamento in house a società interamente pubblica, alla quale è affidata l’attuazione di un piano d’investimenti che non solo è “bancabile” a tutti gli effetti, ma è anche in avanzata fase realizzativa.

Se questa è la nostra situazione è normale chiedersi perché cambiare, superando il livello decisionale del CATO provinciale. Perché non guardare alle situazioni nelle quali l’iniziativa “dal basso”, sostenuta da parte delle istituzioni del governo locale sta realmente funzionando? Certamente la proposta di legge in sé non è un impianto contestabile in toto e voglio sgombrare il campo rispetto a posizioni pregiudiziali: non temo il rischio di scadimento della qualità del servizio, né il rischio di interruzione degli attuali contratti e convenzioni di affidamento, che restano ampiamente tutelati fino alla loro scadenza naturale. Piuttosto uno dei punti su cui concentrare il confronto risiede nel ruolo riconosciuto al territorio, attraverso le cd Assemblee locali: la proposta di legge attribuisce ad esse una competenza vincolante su taluni aspetti ma, per quanto riguarda la pianificazione, la competenza sarà meramente consultiva. Il territorio in altre parole si indebolisce nella capacità di  orientare priorità e destinazione di risorse finalizzate alla infrastrutturazione, emergendo evidente il peso della nuova Agenzia che opererà in diretta interlocuzione con la Regione e con l’Assemblea regionale. Sorgono in sostanza delle perplessità che certamente non sarebbero sul tavolo se l’impostazione avesse coniugato da un lato un auspicabile coordinamento regionale  delle Consulte d’Ambito e, da altro lato, il mantenimento di una marcata capacità decisionale delle stesse. Auspico per certi versi una gradualità di approccio, non ostacolando il fatto  che nel lungo periodo si possa effettivamente addivenire ad un'unica autorità regionale di gestione e, perché no, ad  un unico soggetto affidatario interamente pubblico - “in house”. A questo proposito, ricordato il ruolo della Provincia all’interno della Consulta d’ambito,  ho presentato un’interrogazione nel Consiglio del 2 marzo 2016 sollecitando il Presidente a favorire un confronto all’interno della Consulta d’Ambito e per quanto possibile tra le costituende UTI. 

Consiglieri provinciali

consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale
Diego
Bernardis
Marialuisa
Bevilacqua
Luca
Bigot
Dario
Furlan
Giorgio
Clama
Stefano
Cosma
Savio
Cumin
Fabio
Del Bello
consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale
Patrizia
Mauri
Gennaro
Falanga
Andrea
Ferletic
Elisabetta
Medeot
Mario
Lavrenčič
Mauro
Mazzoni
Giuseppe
Nicoli
Dario
Obizzi
consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale
Pierpaolo
Silli
Aljoša
Sosol
Sandro
Soranzio
Fabio
Russiani
Vesna
Tomsic
Simonetta
Vecchi
Alessandro
Zanella
Franco
Zotti