Ecco perchè UTI e fusioni sono indispensabili.

Intervengo nella discussione intrapresa da alcuni primi cittadini della destra Isonzo sulla istituzione delle Uti e sulle ipotesi di fusione tra Comuni per dare un mio personale punto di vista sulla questione.

Tutti i soggetti interessati sono consapevoli che le UTI non costituiscono il punto di arrivo ma un primo, importante, passo verso la semplificazione istituzionale; semplificare il quadro delle istituzioni non significa solo ridurne il numero, quanto piuttosto puntare ad una efficienza delle stesse cercando di raggiungere una dimensione sufficiente, se non ottimale, che permetta alle amministrazioni stesse di essere in grado di offrire nuovi servizi indispensabili e di dare risposte alle esigenze di professionalità irraggiungibili nel panorama dimensionale attuale degli enti locali. Faccio un esempio concreto per spiegarmi: nel Comune di Moraro, 760 abitanti, ha sede l'impianto di riciclaggio e compostaggio dei rifiuti di Isa Ambiente; questo impianto che serve l'intero bacino provinciale porta con sé tutta una serie di problematiche che ben conosciamo; sarebbe naturale che il Comune di Moraro avesse un ufficio ambiente proporzionalmente attrezzato e dimensionato ai problemi che deve affrontare ma è palese che le dimensioni ridotte del comune e, di conseguenza, del bilancio comunale non permettono una dotazione di personale e di professionalità che raggiunga almeno la sufficienza. Di esempi analoghi se ne possono trovare a centinaia, anche per Comuni decisamente più grandi; ecco perchè c'è bisogno di costruire soggetti dimensionalmente più importanti.

Le UTI costituiscono una fase transitoria che aprirà la strada inevitabilmente a processi di fusione tra Comuni. Non sono scenari lontani: la vicina regione Veneto, dove le Province sono già state sostituite da enti di secondo grado non elettivi e dove non si è fatto ricorso all'istituzione di UTI, sta vivendo una forte accelerazione del processo di fusione tra Comuni contermini per raggiungere dimensioni tali da avere “potere” di contrattazione sia all'interno degli enti di secondo grado sia nei confronti dei Comuni capoluogo che, in questo momento, stanno facendo la parte del leone.

I principi “piccolo è bello” e “facciamo da soli” oggigiorno non valgono più e prima si rottamano questi slogan prima sarà possibile dare risposte ai problemi con i quali ogni giorno le amministrazioni sono costrette a fare i conti.

Di diversa natura ma foriera di analoga posizione è la querelle sollevata dai Comuni dove è fortemente presente la minoranza di lingua slovena: se da un lato sono comprensibili le preoccupazioni di perdere tutta una serie di tutele e di diritti acquisiti con sudore nel tempo, dall'altro si fa realmente fatica a condividere una posizione difensiva improntata sull'immobilismo e sull'ennesima eccezione alla norma per alcuni rispetto ad altri, che svolgono gli stessi ruoli e fanno parte della stessa squadra. Personalmente credo che i Comuni con minoranza linguistica slovena all'interno di un nuovo soggetto possano costituire quel di più rispetto alla somma delle parti che lo compongono, soprattutto in un ottica di reciprocità nei rapporti al di qua e al di là del Collio e al di qua e al di là del Carso.

Il sindaco di Cormòns ha lanciato l'idea di un Comune del Collio, speculare a quello di Brda, in maniera repentina causando la ritrosia di alcuni sindaci all'indomani del lancio della proposta a mezzo stampa. Uscite discutibili a parte, che avrebbero necessitato di un percorso di costruzione della proposta di lungo periodo con mediazioni politiche ed aperture al dialogo con i colleghi sindaci studiate decisamente meglio, la proposta ha la sua ragion d'essere e va considerata nei suoi aspetti più importanti, primi fra tutti l'aspetto dimensionale interessante (17000 abitanti) per le economie di scala e le potenzialità di sviluppo di alcuni settori e, non di secondaria importanza, l'omogeneità che si creerebbe tra Collio, oggi polverizzato tra più Comuni, e Brda, unico soggetto istituzionale oltreconfine. Un passo alla volta, certamente, prima parliamo di UTI.

Consiglieri provinciali

consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale
Diego
Bernardis
Marialuisa
Bevilacqua
Luca
Bigot
Dario
Furlan
Giorgio
Clama
Stefano
Cosma
Savio
Cumin
Fabio
Del Bello
consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale
Patrizia
Mauri
Gennaro
Falanga
Andrea
Ferletic
Elisabetta
Medeot
Mario
Lavrenčič
Mauro
Mazzoni
Giuseppe
Nicoli
Dario
Obizzi
consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale consigliere provinciale
Pierpaolo
Silli
Aljoša
Sosol
Sandro
Soranzio
Fabio
Russiani
Vesna
Tomsic
Simonetta
Vecchi
Alessandro
Zanella
Franco
Zotti