Regolamento

provincia di gorizia

REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO PROVINCIALE


Approvato con deliberazione consiliare n. 3 dd. 2 febbraio 2005
in vigore dal 1^ marzo 2005

Emendamento all’art. 32 approvato con delibera consiliare n. 35 dd. 18.12.2007
in vigore dal 21 dicembre 2007

DISPOSIZIONI PRELIMINARI

Art. 1
Oggetto

1. Il presente regolamento disciplina la convocazione e lo svolgimento delle adunanze del consiglio provinciale al fine di assicurare il suo regolare ed ordinato funzionamento ed il pieno e responsabile esercizio, da parte dei consiglieri, delle loro attribuzioni.

2. Se nel corso delle adunanze si dovessero presentare casi che non risultano disciplinati dalla legge, dallo statuto o dal presente regolamento, la decisione su di essi è rimessa al presidente del consiglio.


Art. 2
Diffusione

l. Il regolamento viene inviato a tutti i consiglieri provinciali neo-eletti.

2. Copia dello stesso deve rimanere comunque depositata nella sala delle adunanze.


* * *

CAPO I - ADUNANZE

Art. 3
Luogo delle riunioni

1. Le sedute del consiglio provinciale si tengono nell'apposita sala del palazzo della provincia. Qualora circostanze eccezionali lo richiedano, il presidente del consiglio, sentita la conferenza dei capigruppo, determina il diverso luogo di riunione dandone motivazione nell'avviso di convocazione.

2. In occasione delle sedute del consiglio viene esposta all'esterno della sede della riunione, per l'intera giornata, la bandiera della Repubblica, della provincia e dell'Unione europea.

3. All'interno della sala, alla destra dello scanno del presidente viene collocato il tricolore ed alla sinistra il gonfalone della provincia. All'interno della sala ove hanno luogo le sedute del consiglio provinciale, unitamente alle bandiere della repubblica e della provincia viene collocata la bandiera dell'Unione europea.

Art. 4
Convocazione

1. Spetta al presidente del consiglio stabilire il giorno e l'ora delle convocazioni ed i relativi ordini del giorno, sentito il presidente della provincia e la conferenza dei capigruppo di cui al successivo art. 33.

2. Il consiglio provinciale è convocato a mezzo avviso scritto da consegnare a domicilio almeno cinque giorni prima per le sessioni ordinarie. L'avviso scritto contiene la data e l'ora di convocazione e l'ordine del giorno della seduta. La sua consegna deve risultare da ricevuta rilasciata dal consigliere o da chi per esso, o da dichiarazione del messo provinciale. E' inoltre ammesso l'invio per posta, a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, fatta eccezione per le convocazioni d'urgenza.

3. Copia degli avvisi di convocazione devono essere sempre inviati, per conoscenza, al prefetto, all’assessorato regionale per gli enti locali ed ai revisori dei conti, a cura del segretario generale.

4. Il consiglio provinciale è inoltre convocato su richiesta del presidente della provincia o di almeno un quinto dei consiglieri, con l'inserimento all'ordine del giorno degli argomenti e delle proposte di deliberazione contenuti nella richiesta stessa. In questo caso il presidente del consiglio deve convocare il consiglio entro venti giorni dalla data d'arrivo della richiesta.

5. Copia della richiesta deve essere presentata al segretario generale per l'istruttoria e per l'acquisizione dei pareri di legge sulle eventuali proposte di deliberazione.

6. Il presidente del consiglio inoltre dà pubblico avviso alla cittadinanza della convocazione del consiglio mediante comunicati stampa.


Art. 5
Convocazione d'urgenza

1. Il consiglio provinciale può essere convocato d'urgenza quando ciò risulti giustificato dall'esigenza dell'esame immediato di determinati affari per i quali il rispetto dei termini normali di convocazione possa comportare pregiudizio per l'amministrazione provinciale o per la cittadinanza.

2. In questo caso l'avviso di convocazione deve essere recapitato ai consiglieri almeno ventiquattro ore prima della seduta e contemporaneamente devono essere depositati i documenti relativi agli affari da trattare.

3. I motivi d'urgenza possono essere sindacati dal consiglio il quale può stabilire, a maggioranza dei presenti, che ogni provvedimento sia rinviato al giorno dopo o alla successiva seduta.

4. Le presenti disposizioni si applicano anche per gli oggetti da trattarsi in aggiunta ad altri già iscritti all'ordine del giorno di una determinata seduta.


Art. 6
Deposito e consultazione degli atti

1. Le proposte di deliberazione, corredate dai prescritti pareri e gli atti relativi agli argomenti iscritti all'ordine del giorno, sono depositate, per la consultazione, presso la segreteria generale due giorni feriali prima della riunione (24 ore in caso di convocazione d'urgenza), durante l'orario d'ufficio.

2. Nessuna proposta può essere sottoposta all'esame del consiglio se non compresa nell'ordine del giorno e se non viene depositata, con tutti i documenti necessari. Non sono comunque ammesse proposte compilate in termini volgari ed offensivi.

3. All'inizio della seduta le proposte ed i documenti devono essere depositati nella sala dell'adunanza a disposizione dei consiglieri.


Art. 7
Informazioni ai consiglieri – rilascio copie

1. I consiglieri hanno diritto di prendere visione e di avere copia delle proposte di deliberazione e degli atti preparatori in esse richiamati.

2. I consiglieri provinciali hanno diritto di ottenere dai responsabili dei servizi e degli uffici le notizie ed informazioni utili all'espletamento del mandato.

3. A tal fine, gli stessi rivolgono richiesta di informazione, verbalmente, ai soggetti indicati nel comma precedente i quali, nell'ambito delle rispettive competenze, devono fornire tutte le notizie ufficialmente a loro conoscenza.

4. I consiglieri sono tenuti al segreto nei casi specificamente determinati per legge.


Art. 8
Apertura di seduta ed inizio trattazione

1. All'ora indicata nell'avviso di convocazione, la seduta viene aperta mediante appello nominale disposto dal presidente del consiglio.

2. Dopo l'appello nominale, il presidente del consiglio, constatata la presenza dei consiglieri in numero legale, dichiara aperta la seduta e procede alla nomina di tre scrutatori scelti tra i consiglieri.

3. Nel caso non sia raggiunto il numero legale (metà più uno dei componenti il consiglio) il presidente del consiglio, decorsa mezz'ora da quella indicata nell'avviso di convocazione, dichiara deserta l'adunanza e ciò farà constatare nel processo verbale in cui saranno indicati i nomi degli intervenuti.

4. La seduta inizia con eventuali comunicazioni del presidente della provincia. I consiglieri possono domandare chiarimenti o formulare osservazioni, contenendo l'intervento nel limite di tempo di cinque minuti senza facoltà di ulteriore replica.

5. Dopo le comunicazioni di cui al punto 4, la prima parte della seduta sarà dedicata alle risposte alle interrogazioni precedenti ed alla presentazione di interpellanze ed interrogazioni. Successivamente, esaurita questa prima parte, il presidente della provincia direttamente o delegando gli assessori competenti, procederà verbalmente alle risposte delle interrogazioni e delle interpellanze o le rinvierà alla successiva riunione, siano esse verbali o scritte.

6. Esaurito quanto previsto dal precedente comma, la seduta inizia, di norma, con l'approvazione del processo verbale delle sedute precedenti.


Art. 9
Pubblicità delle sedute

1. Le sedute del consiglio sono pubbliche, eccettuati i casi in cui, con deliberazione motivata, sia altrimenti stabilito.

2.  Non possono essere mai pubbliche quando si tratta di questioni concernenti persone e che comportino apprezzamenti o valutazioni sulla qualità delle stesse. Durante la seduta segreta possono restare in aula solo i consiglieri.

3. La nomina a cariche elettive avviene in seduta pubblica, di norma con votazione palese se non espressamente richiesta la votazione segreta dalla legge o dallo statuto.


Art. 10
Assessori e revisori dei conti

1. Gli assessori partecipano alle sedute del consiglio senza diritto di voto unicamente per riferire sugli argomenti all'ordine del giorno concernenti l'assessorato e per intervenire nella discussione relativa.

2. Gli assessori possono intervenire, se delegati dal presidente della provincia, per rispondere ad interrogazioni od interpellanze relativamente alle materie di propria competenza.

3. I revisori dei conti possono essere invitati dal presidente del consiglio ad intervenire alle sedute del consiglio per relazionare o dare informazioni e chiarimenti ai consiglieri.


Art. 11
Norme per la discussione

1. I consiglieri partecipano alle adunanze vestiti decorosamente e nei posti loro assegnati e parlano dal loro posto, rivolti al presidente ed al consiglio. Chiunque si rivolga all’assemblea ha l’obbligo di parlare in piedi, salvo che il presidente del consiglio dia loro facoltà, per particolari motivi, di parlare seduti.

2. Chi intende parlare ne fa richiesta, con alzata di mano, al presidente del consiglio che concede la parola secondo l'ordine di prenotazione.

3. Ogni intervento deve riguardare solamente l'argomento in discussione; tuttavia si possono fare, in qualsiasi momento, interventi per fatto personale e per un richiamo al regolamento. Non sono ammessi interventi in forma di dialogo.

4. I singoli consiglieri possono fare due distinti interventi sui singoli punti all'ordine del giorno; il primo intervento non può superare i venti minuti, il secondo dieci, salvo diverse indicazioni preventivamente concordate nella conferenza dei capigruppo, per argomenti di rilevante importanza e comunque per il bilancio preventivo, il consuntivo, il pluriennale, le dichiarazioni programmatiche e le modifiche statutarie.

5. Il presidente del consiglio dirige e modera la discussione e può intervenire ogni qual volta lo ritenga opportuno per assicurare il buon andamento dei lavori del consiglio, far osservare il regolamento e mantenere l'ordine.

6. Il presidente del consiglio può invitare nella sala i funzionari perché relazionino o diano informazioni e può altresì invitare consulenti e professionisti incaricati di progettazioni e studi per conto dell'ente per fornire illustrazioni e chiarimenti.

7. Ciascun consigliere ha diritto di intervenire per porre questioni pregiudiziali o sospensive, per fatto personale, per richiamo al regolamento o all'ordine dei lavori con interventi contenuti nel tempo massimo di cinque minuti.

8. Trascorsi i termini dell'intervento, il presidente del consiglio richiama l'oratore e, se del caso, gli toglie la parola; l'oratore può appellarsi al consiglio precisando il tempo che richiede per concludere ed il consiglio decide, senza discussione, a maggioranza dei votanti, per alzata di mano.

9. Nessun consigliere può intervenire più di due volte nella discussione dello stesso oggetto, tranne che per un richiamo al regolamento o per fatto personale. La limitazione non si estende al relatore della deliberazione, oggetto della discussione, ed al presidente del consiglio.

10. Ogni consigliere ha diritto di concludere senza interruzioni il proprio intervento nei modi e nei termini previsti.


Art. 12
Questione pregiudiziale - fatto personale

1. La questione pregiudiziale si ha quando viene proposto che un argomento non debba discutersi; quella sospensiva è, invece, la richiesta di rinvio della trattazione dell'argomento. La questione pregiudiziale deve essere presentata prima dell'inizio della discussione dell'argomento specifico. Sulla questione il consiglio vota con i criteri di cui al successivo art. 16.

2. Costituisce fatto personale il giudizio espresso sulla condotta di un consigliere o il sentirsi attribuire fatti ritenuti non veri od opinioni e dichiarazioni diverse da quelle espresse.


Art. 13
Sospensione della trattazione

1. La trattazione di un argomento all'ordine del giorno può essere sospesa, per sopravvenuti dubbi sulla legittimità dell'atto o per acquisizione di nuovi elementi, su proposta del presidente del consiglio o di un consigliere, per essere proseguita, per ulteriore discussione o per votazione, nella seduta immediatamente successiva.

2. In caso di opposizione, sulla proposta decide il consiglio, seduta stante, senza discussione, con la maggioranza dei consiglieri assegnati.


Art. 14
Comportamento dei consiglieri ed attribuzioni del presidente del consiglio

1. Il consigliere, quando richiamato, può dare spiegazioni in seguito alle quali il presidente del consiglio conferma o ritira il richiamo.

2. Se il consigliere persiste nel comportamento irregolare, il presidente del consiglio gli interdice la parola.

3. Nell'ipotesi che il consigliere, nonostante il richiamo, persista nel suo atteggiamento, continui a violare il regolamento, turbi l'ordine o pronunci parole ingiuriose o sconvenienti o assuma atteggiamenti violenti, il presidente del consiglio invita lo stesso ad allontanarsi dall'aula.

4. Nei casi più gravi sopra indicati il presidente del consiglio può sospendere temporaneamente la seduta ed eventualmente scioglierla. In questo caso il presidente del consiglio segnalerà l'accaduto all'autorità giudiziaria per la verifica della sussistenza di estremi di reato.

5. E' vietato durante la seduta del consiglio provinciale l'uso del telefono cellulare o comunque portatile, da parte dei componenti il consiglio, la giunta e di tutti coloro che hanno diritto all'accesso nell'emiciclo consiliare. Un tanto riguarda vieppiù quanti seguono i lavori del consiglio nella parte riservata al pubblico.


Art. 15
Comportamento del pubblico

1. Il pubblico assiste alle sedute nella parte della sala consiliare a lui riservata.

2. Le persone che assistono debbono restare in silenzio, astenersi da qualsiasi segno di approvazione o disapprovazione che possa creare disturbo e mantenere un contegno corretto.

3. Ai rappresentanti della stampa è riservato un apposito spazio.

4. Nessuna persona estranea può avere accesso durante la seduta nella parte della sala riservata ai consiglieri.

5. Oltre al segretario ed agli altri dipendenti in servizio, potrà essere ammessa, a seconda delle esigenze del consiglio, la presenza di altre persone, preventivamente autorizzate dal presidente del consiglio.

6. Durante le sedute segrete il pubblico deve abbandonare l'aula consiliare.

7. Nelle sedute pubbliche il presidente del consiglio, dopo aver dato gli opportuni avvertimenti, può ordinare che venga espulso dall'uditorio chiunque sia causa di disordine e disturbo.

8. In caso di tumulto nella sala delle adunanze, risultati vani i richiami del presidente del consiglio, questi può abbandonare il seggio e la seduta si intende sospesa fino a quando egli non riprenda il suo posto. Se, ripresa la seduta, il tumulto dovesse proseguire, il presidente del consiglio può nuovamente sospenderla a tempo determinato ovvero dichiararla chiusa definitivamente. In questo caso, il consiglio dovrà essere riconvocato.


Art. 16
Ordine della seduta

1. Il presidente del consiglio mette in discussione gli oggetti all'ordine del giorno, seguendo l'ordine della loro iscrizione.

2. Tale ordine può essere modificato dal consiglio su proposta del presidente del consiglio e dei singoli consiglieri con votazione palese ed a maggioranza semplice dei votanti.

3. Le mozioni d'ordine, per richiamare all'ordine del giorno o al regolamento per le priorità sulle votazioni, hanno la precedenza sulle questioni principali.

4. Potranno parlare, dopo le mozioni d'ordine, soltanto un oratore contro ed uno a favore e per non più di cinque minuti ciascuno.


Art. 17
Emendamenti

1. I consiglieri hanno facoltà di presentare emendamenti sulle proposte di deliberazione iscritte all'ordine del giorno del consiglio provinciale.

2. Costituiscono emendamenti le correzioni di forma, le modificazioni, integrazioni e parziali sostituzioni del testo della proposta di deliberazione. Gli emendamenti che riguardano variazioni del bilancio sono presentati per iscritto agli uffici del presidente del consiglio almeno due giorni non festivi prima del giorno della seduta consiliare interessata all'argomento. Negli altri casi possono essere presentate, per iscritto, al presidente del consiglio nel corso della seduta. Ciascun consigliere può presentare più emendamenti, modificarli o ritirarli fino al momento in cui la discussione è chiusa. Un emendamento ritirato dal proponente può essere fatto proprio da un altro consigliere.

3. Le proposte di emendamenti pervenute prima dell'adunanza sono subito trasmesse dal presidente del consiglio al segretario generale, che ne cura con procedura d'urgenza l'istruttoria.  Per le proposte di emendamento presentate nel corso dell'adunanza il segretario generale, su richiesta del presidente del consiglio, esprime parere nell'ambito delle sue competenze.  Su richiesta effettuata dal segretario generale, per acquisire i necessari elementi di valutazione, l'ulteriore trattazione della delibera viene rinviata a dopo l'ultimo punto all'ordine del giorno.  Quando tali elementi non sono acquisibili nel corso della riunione, la deliberazione viene rinviata all'adunanza successiva.

4. Se gli emendamenti sono approvati, viene posta in votazione la deliberazione nel testo integrato o modificato dagli stessi; se gli emendamenti non sono approvati, viene posta in votazione la deliberazione nella sua stesura originale.


Art. 18
Chiusura della discussione - Astensioni

1. Il presidente del consiglio, esaurito il dibattito sull'argomento all'ordine del giorno, dichiara chiusa la discussione.

2. Chiusa ogni discussione, non potrà essere concessa la parola che per dichiarazione di voto, che non potrà durare più di cinque minuti.

3. I consiglieri hanno l'obbligo di astenersi dal prendere parte alle deliberazioni cui hanno interesse a norma di legge e del fatto viene data comunicazione al segretario, che lo fa constatare nel verbale.

CAPO II - VOTAZIONI

Art. 19
Forme di votazione

1. Ogni consigliere può chiedere che si votino separatamente le parti di un documento, ordine del giorno o mozione, salvo che il documento debba essere approvato nella sua interezza.

2. Il presidente del consiglio, prima di porre in votazione la proposta, concede la parola per un intervento a favore ed uno contro.  Tali interventi non possono superare i cinque minuti ciascuno.

3. I consiglieri votano, per alzata di mano o per appello nominale, salvo diversamente disposto dalla legge o dallo statuto.

4. La votazione per appello nominale è concessa su richiesta; per questa votazione il presidente del consiglio indica il significato del "si" o del "no" ed il segretario, eseguendo l'appello, annota a verbale il voto espresso da ciascun consigliere ad alta voce.

5. Il presidente del consiglio, assistito dagli scrutatori, riscontra il risultato della votazione.

6. Il voto per alzata di mano è soggetto a controprova, se un consigliere lo richieda immediatamente dopo la proclamazione del risultato.  Il presidente del consiglio, assistito dagli scrutatori, accerta il risultato della controprova e se la votazione è ancora dubbia si procede per appello nominale.


Art. 20
Esito delle votazioni

1. Si intendono approvate le proposte che riportano la maggioranza assoluta dei votanti, salvo altrimenti previsto dalla legge e dallo statuto.

2. A parità di voti la proposta si considera non approvata, ma potrà essere riproposta in altra seduta.

3. In caso di votazione per schede segrete, le schede bianche, non leggibili o dichiarate nulle dagli scrutatori, si computano per determinare la maggioranza dei votanti.

4. I consiglieri che dichiarano di astenersi dal votare, si computano nel numero necessario a rendere legale l'adunanza, ma non nel numero dei votanti.

5. Nelle votazioni a scrutinio segreto il presidente del consiglio proclama il risultato della votazione che risulta da apposito verbale redatto e sottoscritto dagli scrutatori all'uopo nominati all'inizio di seduta.


Art. 21
Immediata eseguibilità

l. Le deliberazioni possono, in caso d'urgenza, essere dichiarate immediatamente eseguibili, con il voto favorevole espresso dalla metà più uno dei componenti il consiglio.


Art. 22
Modificazioni e revoche di precedenti atti

1. Le deliberazioni che comportano modificazioni o revoche di precedenti deliberazioni esecutive devono contenere espressa e chiara menzione della revoca e della modificazione

2. Le deliberazioni che contrastano in tutto o in parte con prescrizioni di piani, programmi od altri atti di indirizzo generale devono contestualmente apportare espressa modifica alle prescrizioni di detti atti.


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CAPO III - PROCESSI VERBALI

Art. 23
Partecipazione del segretario generale

1. Il segretario generale partecipa alle adunanze del consiglio ed esercita le sue funzioni intervenendo per fornire le informazioni ed i chiarimenti di sua competenza, al fine di facilitare l'esame dell'argomento in discussione.


Art. 24
Il verbale dell'adunanza - Redazione e firma

1. Il verbale delle adunanze è atto pubblico che documenta la volontà espressa, attraverso le deliberazioni adottate, dal consiglio provinciale.

2. Alla redazione provvede il segretario generale o, sotto la sua responsabilità, il vice segretario o altro dipendente dallo stesso designato.  A tale scopo ci si avvale anche di mezzi di registrazione.

3. Il verbale costituisce il resoconto dell'andamento della seduta consiliare e riporta i motivi principali delle discussioni.

4. Nel verbale devono essere indicati:
- l'anno, il mese, il giorno, l'ora ed il luogo dell'adunanza;
- le modalità osservate per la convocazione;
- i consiglieri presenti e quelli assenti;
- l'elenco degli argomenti previsti nell'ordine del giorno;
- il testo integrale della parte diapositiva delle deliberazioni ed i pareri espressi ai sensi dell'art. 49, 1° comma TUEL
- i consiglieri intervenuti nella discussione sulla proposta, con eventuali sintesi degli interventi se ritenuti necessari per una migliore comprensione del dibattito ovvero quando i consiglieri abbiano chiesto espressamente di inserire a verbale le proprie dichiarazioni;
- il sistema di votazione, il numero dei consiglieri presenti, votanti, non votanti e l'indicazione dei consiglieri astenuti e di quelli che hanno votato contro;
- se trattasi di seduta pubblica o segreta;
- se trattasi di sessione ordinaria o straordinaria;
- il numero delle schede bianche e delle schede nulle;
- il nome dei consiglieri scrutatori.

5. Gli interventi e le dichiarazioni che vengono fatte dai consiglieri nel corso delle discussioni sono riportati indicando i concetti espressi da ciascun oratore.  Quando gli interessati ne facciano richiesta al presidente del consiglio, i loro interventi vengono riportati integralmente a verbale, purché il relativo testo scritto o dettato in aula sia fatto pervenire al segretario.

6. Il verbale delle adunanze è firmato dal presidente del consiglio, dal segretario generale e dal funzionario che ne ha curato la redazione.


Art. 25
Verbale - Deposito - Rettifiche – Approvazione

1. Il verbale viene depositato a disposizione dei consiglieri tre giorni prima dell'adunanza in cui deve essere approvato.

2. All’inizio della riunione il presidente del consiglio chiede al consiglio se vi siano osservazioni sul verbale depositato. I consiglieri possono dare per letto il verbale o chiederne la lettura totale o parziale. Successivamente il verbale viene posto in votazione.

3. Quando un consigliere intende richiedere modifiche o integrazioni al verbale, queste devono essere effettuate proponendo per iscritto quanto si intende che sia cancellato o inserito.

4. Nel formulare le proposte di rettifica non è ammesso rientrare in alcun modo nella discussione del merito dell'argomento. Il presidente del consiglio interpella il consiglio per conoscere se vi siano opposizioni alla rettifica proposta.  Se nessuno chiede di intervenire, la proposta si intende approvata.  Se vengono manifestate contrarietà possono parlare un consigliere a favore ed uno contro la proposta, ciascuno per non più di cinque minuti.  Dopo tali interventi il presidente del consiglio pone in votazione, per alzata di mano, la proposta di rettifica.

5. Delle proposte di rettifica approvate si prende atto nel verbale della adunanza in corso e della modifica si fa richiamo nel verbale dell'adunanza cui la stessa si riferisce. Tali annotazioni portano l'indicazione della data della adunanza in cui le proposte di rettifica sono state approvate.

6. Eventuali ingiurie, calunnie o dichiarazioni offensive e diffamatorie non debbono mai essere riportate a verbale; tuttavia, se lo richiede il presidente del consiglio o il consigliere che si ritiene offeso, le stesse possono essere riportate a verbale in modo integrale con l'indicazione di chi ne ha fatto richiesta.


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CAPO IV - INTERROGAZIONI - INTERPELLANZE - MOZIONI - ORDINI DEL GIORNO

Art. 26
Presentazione

1. I consiglieri possono presentare interrogazioni, interpellanze, mozioni ed ordini del giorno su argomenti che interessano di norma l'attività della provincia e la collettività amministrata.

2. Le mozioni e gli ordini del giorno debbono essere sempre formulati per iscritto e firmati dal proponente. Quando riguardano argomenti identici, connessi od analoghi, possono essere svolti contemporaneamente.


Art.27
Interrogazioni

1. Le interrogazioni sono rivolte al presidente della provincia o alla giunta per avere informazioni circa la sussistenza o la veridicità di un fatto determinato, nonché su eventuali provvedimenti adottati o che si presume siano da adottare.

2. Il presidente della provincia o l'assessore delegato per materia possono dare risposta immediata all'interrogazione presentata durante la seduta, se dispongono degli elementi necessari. In caso contrario ne prendono atto e si riservano di inviare risposta eventualmente scritta all'interrogante. In questo caso, nella prima seduta utile del consiglio, viene data lettura dell’interrogazione e della risposta.

3. Quando l'interrogante richiede espressamente una risposta scritta, questa deve essere data entro trenta giorni dalla richiesta e successivamente solo l'interrogante ha diritto di dichiarare, con un intervento non superiore a cinque minuti, se sia soddisfatto o no della risposta ricevuta.


Art. 28
Interpellanze

1. Le interpellanze sono rivolte al presidente della provincia o alla giunta per ottenere informazioni in merito ai motivi o ai criteri che abbiano dato o diano luogo all'adozione di determinati provvedimenti ovvero le ragioni per cui non si sia provveduto in merito ad una determinata questione.

2. Per la presentazione e la trattazione delle interpellanze si segue la stessa procedura e si applicano i medesimi termini delle interrogazioni.


Art. 29
Interrogazioni – Interpellanze

1. Il consigliere interrogante, per dichiarare se sia soddisfatto o meno e per quali ragioni, deve contenere comunque il suo intervento entro il termine di cinque minuti.

2. Nel caso in cui l'interrogazione o l'interpellanza siano presentate da più di un consigliere, il diritto di replicare spetta esclusivamente al primo dei firmatari; se assente, spetta a quello che lo segue nell'ordine.

3. Qualora l'interrogante o l'interpellante non sia soddisfatto ed intenda promuovere una discussione sulla risposta, può trasformare l'interrogazione o l'interpellanza in mozione che dovrà essere iscritta all'ordine del giorno della successiva seduta consiliare.


Art. 30
Mozioni

1. Le mozioni hanno il carattere di vere e proprie proposte di iniziativa consiliare, intesa a promuovere un giudizio sull'operato del presidente della provincia o della giunta oppure un voto sui criteri da seguire nella trattazione di determinati affari.

2. La mozione viene posta all'ordine del giorno della prima seduta consiliare successiva, purché l'intervallo intercorrente non sia inferiore a dieci giorni.

3. La mozione comporta sempre l'adozione di un voto deliberativo a conclusione del dibattito.


Art. 31
Gli ordini del giorno

1. Gli ordini del giorno consistono nella formulazione di un voto politico-amministrativo su fatti o questioni di interesse della comunità per i loro riflessi locali che investono problemi politico-sociali di carattere generale.

2. Sono presentati per iscritto all'ufficio di presidenza che provvede ad inserire il relativo oggetto all'ordine del giorno del consiglio.  Sono trattati in seduta pubblica.

3. Solo se riguardano fatti urgenti e sopravvenuti dopo la convocazione del consiglio possono essere presentati sempre per iscritto all'inizio della seduta e nella stessa discussi.

4. Durante la discussione generale o prima che si apra, possono essere presentati ordini del giorno e raccomandazioni concernenti il contenuto dell'oggetto di cui si tratta.

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CAPO V - GRUPPI E COMMISSIONI CONSILIARI

Art. 32
I gruppi consiliari

1. I consiglieri eletti nella medesima lista formano, di regola, un gruppo consiliare.


2. La denominazione del gruppo è, di regola, quella con cui la lista si è presentata alle elezioni, la denominazione del gruppo può cambiare nel corso del mandato a seguito di un mutamento del quadro politico che comporti la nascita di nuovi gruppi in seno al Parlamento o al Consiglio Regionale del Friuli-Venezia Giulia o costituiscano formalmente nuovi partiti a livello nazionale o regionale.

3. Qualora ricorrano i presupposti di cui al precedente comma, i consiglieri appartenenti al gruppo decidono liberamente di confluire al nuovo gruppo, dandone comunicazione scritta, firmata da tutti i consiglieri che decidono di confluire nel nuovo gruppo, al presidente del consiglio o, in sua assenza, ai vice presidenti e al segretario generale, indicando anche il nome del nuovo capogruppo.

4. La confluenza dei consiglieri ad un partito di nuova istituzione deve essere accompagnata da una dichiarazione degli organi provinciali o regionali o nazionali di tale partito di accettazione dei consiglieri che ne hanno fatto richiesta.

5. I consiglieri che intendano appartenere ad un gruppo diverso da quello della lista in cui sono stati eletti, devono darne comunicazione scritta al presidente del consiglio o, in sua assenza, ai vice presidenti e al segretario generale, allegando la dichiarazione scritta di accettazione da parte del capogruppo del gruppo a cui intendono aderire.

6. Uno o più consiglieri che intendessero uscire dal gruppo nel quale sono stati eletti hanno il diritto di costituirsi in gruppo consiliare autonomo scegliendone la denominazione secondo quanto stabilito dal precedente comma 2.

7. Nel caso di una lista in cui sia stato eletto un solo consigliere, è riconosciuto il diritto di costituirsi in gruppo.

8. I consiglieri che non intendano appartenere ad alcun gruppo formano  il gruppo misto.

9. I singoli gruppi devono comunicare per iscritto al segretario generale, entro il giorno antecedente quello della prima riunione del neo eletto consiglio, il nome del proprio capogruppo; in mancanza è considerato tale il consigliere che ha ottenuto il maggior numero di voti individuali.

10. Per il gruppo misto, qualora non ci sia accordo, la carica di Capogruppo verrà ricoperta a turno per ogni 6 mesi, o frazione  residua, da parte degli aderenti al Gruppo Misto, seguendo un ordine di età dal più anziano al più giovane.

11. Ogni capogruppo può farsi sostituire da altro consigliere appartenente al proprio gruppo consiliare.

Art. 33
Conferenza dei capigruppo

1. I capigruppo costituiscono un organismo permanente presieduto dal presidente del consiglio e denominato "conferenza dei capigruppo", avente prerogative di commissione.

2. La conferenza dei capigruppo è competente:
a) in materia di regolamento dei lavori delle sedute consiliari, interpretando o proponendo modifiche alle norme del presente regolamento;
b) in materia di organizzazione dei lavori e di svolgimento delle adunanze del consiglio;
c) in particolari argomenti ad essa attribuiti dal consiglio provinciale.

3. Nelle materie di cui ai punti a) e b) del comma precedente possono partecipare alla conferenza dei capigruppo i vice presidenti del consiglio provinciale.

4. Il presidente della provincia può partecipare alla conferenza dei capigruppo.

5. Le proposte della conferenza dei capigruppo su argomenti politico-amministrativi di ordine generale sono illustrate al consiglio dal presidente del consiglio.

6. Funge da segretario della conferenza dei capigruppo il segretario generale o un funzionario dallo stesso incaricato.


Art. 34
Funzionamento dei gruppi consiliari

1. Il presidente della provincia, d'intesa con la conferenza dei capigruppo, assicura un idoneo locale, i mezzi e gli strumenti necessari al funzionamento dei gruppi consiliari nel limite delle disponibilità finanziarie ed in conformità all'art. 12, comma 2, dello statuto.


Art. 35
Commissioni d'indagine

1. Il consiglio, su proposta del presidente della provincia, del presidente del consiglio, di almeno un quinto dei consiglieri in carica, può istituire con deliberazione adottata dalla maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati, commissioni speciali sulle attività dell’amministrazione, per esperire ispezioni ed indagini conoscitive, con funzioni di controllo e di garanzia per esaminare e per riferire al consiglio argomenti ritenuti di particolare interesse ai fini dell’attività della provincia. Dette commissioni possono essere costituite anche in relazione al funzionamento di enti, aziende ed istituzioni in cui sia prevista la rappresentanza della provincia.

2. Il consiglio nella deliberazione costitutiva, definisce il numero dei componenti e la loro rappresentanza, le finalità, l'oggetto e l'ambito dell’indagine o dell’argomento nonché il termine per concludere l’attività e riferire al consiglio stesso.

3. Il consiglio nella stessa seduta di costituzione della commissione provvede alle nomine dei componenti della commissione stessa nonché del presidente e del vice presidente.

4. La commissione ha facoltà di ottenere tutti gli atti, i documenti e le informazioni ritenuti utili all’espletamento del suo mandato, senza che possa essere opposto il segreto d’ufficio. Al fine di acquisire tutti gli elementi di conoscenza necessari per l'espletamento dell'incarico ricevuto, la commissione può effettuare audizioni dei componenti del consiglio, della giunta, del collegio dei revisori, del segretario generale, dei dirigenti. dei responsabili degli uffici e servizi nonché dei rappresentanti della provincia in altri enti od organismi.  La convocazione e le risultanze dell'audizione restano riservate fino alla presentazione al consiglio della relazione della commissione. I componenti della commissione ed i soggetti uditi sono vincolati al segreto d'ufficio.

5. La redazione dei verbali della commissione è affidata dal segretario generale ad un dipendente appositamente incaricato.

6. Al termine dei suoi lavori la commissione approva a maggioranza assoluta la relazione da presentare al consiglio. Ad essa sono allegate eventuali relazioni di minoranza. Le conclusioni sono trasmesse al presidente del consiglio che ne cura la
distribuzione a tutti i gruppi consiliari e spetta al consiglio l’adozione, preso atto della suddetta relazione, dei provvedimenti conseguenti.

7. Le sedute della commissione dedicate alle indagini possono svolgersi anche fuori dalla sede del consiglio.

8. Qualora le indagini di cui ai commi precedenti comportino una spesa la commissione predispone un dettagliato programma finanziario ed operativo. Le spese necessarie allo svolgimento dell’indagine sono impegnate a carico del capitolo del bilancio del consiglio.

9. Con la presentazione al consiglio provinciale della relazione finale, la commissione conclude la propria attività ed è sciolta, a meno di diversa decisione del consiglio stesso. Gli atti ed i verbali vengono dal presidente consegnati al segretario generale che ne  cura la conservazione nell'archivio dell'ente.

10. La commissione decade altresì con lo scioglimento del consiglio. Il nuovo consiglio provinciale può decidere di acquisire gli atti redatti.

11. Alle commissioni di indagine per quanto non disciplinato dal presente articolo, si applica la normativa regolamentare e statutaria prevista per le commissioni ordinarie.


Art. 36
Adunanze delle commissioni

1. Le commissioni consiliari sono convocate dal proprio presidente o, in sua vece, dal vice presidente, con avviso scritto da recapitarsi almeno ventiquattro ore prima della riunione.

2. Della convocazione è data notizia al presidente del consiglio e al segretario generale.

3. Le riunioni delle commissioni sono valide con la presenza della metà più uno dei voti rappresentati dai componenti.

4. Le sedute delle commissioni sono, di regola, pubbliche, salvo diverso avviso espresso dalla metà più uno dei voti rappresentati dai componenti.

5. Per quanto non previsto si applicano, in quanto compatibili, le norme stabilite per il funzionamento del consiglio provinciale.

6. Delle sedute delle commissioni consiliari sono redatti, a cura del segretario della commissione, i verbali sotto forma di resoconto sommario.

* * *

CAPO VI - DISPOSIZIONI FINALI

Art. 37
Rinvio

1. Per quanto non espressamente previsto nel presente regolamento valgono le norme stabilite dalle leggi nazionali, regionali e dallo statuto.


Art. 38
Entrata in vigore

1.Il presente regolamento entra in vigore il primo giorno del mese successivo alla data di esecutività della deliberazione consiliare che lo approva.

2. Sostituisce ed abroga il precedente regolamento sulla stessa materia.